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Papa Benedetto XVI,
nato Joseph Alois Ratzinger (in latino: Benedictus XVI; Marktl am Inn, 16 aprile 1927), è il 265° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica (il 264° successore di Pietro), Primate d'Italia e sovrano dello Stato Vaticano (accanto agli altri titoli connessi al suo ruolo), teologo e fermo sostenitore della tradizione della Chiesa. È stato eletto papa il 19 aprile 2005, dopo la morte di Giovanni Paolo II.
Il motto di Benedetto XVI in italiano è: «Noi dobbiamo innalzarci a tal punto da essere cooperatori della verità».
Lo Stemma
È tradizione, da almeno otto secoli, per vescovi, cardinali e per il pontefice adottare uno stemma araldico. Dal Rinascimento in poi, con questo stemma sono decorati i monumenti e le opere fatte edificare dal Papa, oltre che i documenti da lui scritti.
Benedetto XVI ha deciso di mantenere nel suo stemma i simboli che aveva usato da vescovo prima e da cardinale poi. Nel complesso tuttavia egli ha introdotto alcune novità rispetto ai suoi predecessori.
Lo scudo, la cui forma è detta "a calice", si presenta diviso in tre parti in una modalità chiamata «cappatura».
In quella centrale è riportata una conchiglia, simbolo dei pellegrini, ma che ricorda anche la leggenda secondo cui Agostino d'Ippona, incontrando su una spiaggia un bambino che con una conchiglia voleva svuotare il mare dalla sua acqua, comprese l'impossibilità per la mente umana di capire il mistero di Dio. La conchiglia inoltre compare anche nello stemma del monastero di Schotten, a Ratisbona, a cui Benedetto XVI è particolarmente legato.
A destra e a sinistra compaiono i simboli della diocesi di Frisinga. Il moro a sinistra è per Benedetto XVI simbolo dell'universalità della Chiesa, mentre l'orso che trasporta un fardello richiama la leggenda di san Corbiniano, primo vescovo di Frisinga. La tradizione vuole che il santo, mentre si recava a Roma, venisse assalito da un orso che uccise il suo cavallo. Corbiniano allora rimproverò l'orso e lo costrinse a portare il suo bagaglio fino a Roma, dove lo liberò. Papa Benedetto XVI ricorda le parole di sant'Agostino nel commento del salmo 72: «Sono divenuto per te come una bestia da soma, e così io sono in tutto e per sempre vicino a te», e l'orso diventa per lui il simbolo dello stesso pontefice.
Dietro lo scudo, com'è consuetudine, si trovano le due chiavi "decussate", cioè incrociate, una d'oro e l'altra d'argento, simbolo di san Pietro. Un segno di forte discontinuità con la tradizione araldica papale, invece, è dato dall'introduzione, sopra lo scudo, di una mitra, che ha sostituito la tiara papale usata dai suoi predecessori e sempre presente nello stemma fin dal pontificato di Clemente V nel 1305.
La mitra è d'argento e riporta tre fasce d'oro che mantengono i simboli della tiara (i tre poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona. Per significare la dignità pontificale è stato introdotta in basso l'immagine del pallio, segno della collegialità e dell'unità tra il Papa e la Chiesa.
La scelta del nome
Il 27 aprile Benedetto XVI spiegò, in occasione della sua prima udienza generale in piazza San Pietro, le ragioni della scelta del suo nome:
« Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell'armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l'apporto di tutti. Il nome Benedetto evoca, inoltre, la straordinaria figura del grande "Patriarca del monachesimo occidentale", san Benedetto da Norcia, compatrono d'Europa insieme ai santi Cirillo e Metodio e le sante donne Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein. La progressiva espansione dell'ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il continente. San Benedetto è perciò molto venerato anche in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d'origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l'unità dell'Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà. »
ARCIDIOCESI DI ROSSANO - CARIATI
UFFICIO COMUNICAZIONI SOCIALI
COMUNICATO STAMPA n.05/11.12
29-10-2010
Il 1° novembre 1946 Karol Wojtyla riceveva l’ordinazione sacerdotale. Lo scorso 1° maggio il Santo Padre Benedetto XVI lo ha proclamato Beato. In questo anno che la chiesa diocesana dedica ai giovani, proprio nella data significativa di giorno 1 novembre,che ricorda il 65° anniversario dell’ordinazione sacerdotale del Papa polacco, l'intera comunità si ritrovèrà insieme in Cattedrale alle ore 16.30 per elevare al Signore il corale rendimento di grazie.
S.E. mons. Marcianò presiederà l’eucaristia ed al termine verranno collocate, sempre nella chiesa madre, due reliquie del nuovo Beato ed una immagine artistica che ricorderà a tutti i fedeli la sua vita e la sua testimonianza.
Le reliquie sono i capelli e il sangue su un pezzettino della talare che Wojtyla indossava il giorno dell’attentato in Piazza San Pietro.
Alle 18.30 ci sarà l’incontro con mons. Slawomir Oder, postulatore della causa di beatificazione ed autore del volume “Perché è santo. Il vero Giovanni Paolo II raccontato dal postulatore della causa di beatificazione”.
Alle ore 19, poi, il concerto-testimonianza del cantautore religioso Roberto Bignoli, il quale proprioal Papa “venuto da lontano” ha dedicato una canzone dal titolo “Non temere”, frutto di ricordi commossi di alcuni suoi incontri con Giovanni Paolo II.
“L’ho incontrato personalmente quattro volte – ha ribadito in una recente intervista l’artista . In particolare, a Toronto nel 2002 ho cantato per la Giornata Mondiale della Gioventù. Il ricordo che ho di lui - aggiungeva – è indelebile, il suo sguardo mi colpì molto, così pure il suo atteggiamento, la sua accoglienza, il suo modo di essere vicino ai giovani e di immedesimarsi nelle persone che incontrava. Inoltre, con la sua presenza e la sua voce mi ha incoraggiato sempre ad andare avanti, e ad essere testimone della bellezza del mistero attraverso la musica e l’arte”.
L’importante evento era stato annunciato dal vescovo Marcianò già lo scorso 13 agosto nell’omelia pronunciata in occasione della celebrazione diocesana per l’Achiropita. Così si esprimeva in merito il presule: “…a questo Beato, amatissimo da tutti noi, affideremo i giovani della nostra diocesi con una Celebrazione nella quale il Postulatore della sua Causa di Canonizzazione offrirà alla nostra chiesa cattedrale due reliquie – i capelli e il sangue – che saranno esposte alla venerazione dei fedeli. Tale iniziativa avrà luogo il 1° novembre prossimo, Solennità di tutti i Santi, nel 65° anniversario di ordinazione sacerdotale di karol Wojtyla”. Un annuncio, quello di Marcianò, che si concretizzerà martedì prossimo e che vedrà convergere a Rossano sacerdoti, religiosi e religiose, laici, gruppi movimenti e associazioni da tutte le 5 vicarie della diocesi.
Da segnalare ancora che lo scorso 22 ottobre, prima memoria liturgia del Beato Giovanni Paolo II, varie iniziative (momenti di preghiera, veglie, celebrazioni ecc.) sono state organizzate in molte parrocchie.
La data del 22 di Ottobre non è casuale. Se le “leggi” della Chiesa prevedono che la festa liturgica di beati e santi canonizzati sia fissata il giorno della loro morte – la loro “nascita al Cielo” – per Giovanni Paolo II è stata fatta un’eccezione, scegliendo appunto quella data poiché in quel giorno del 1978 il Papa polacco ha celebrato la sua messa di inizio pontificato: un evento che resta impresso nella storia non solo religiosa dell’Occidente e del mondo.
Il direttore
Antonio Capano