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Messaggio Arcivescovo Pasqua 2010

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UNA CHIESA CHE RISORGE


Messaggio dell’Arcivescovo
in occasione della Pasqua 2010


Carissimi fratelli e sorelle,

c’è un invito particolare che un grande padre della Chiesa, San Leone Magno, rivolge in uno dei suoi discorsi sulla Passione del Signore: «Ciò che un giorno deve verificarsi nei corpi si compia ora nei cuori». Egli allude al mistero della Risurrezione: un mistero che va contemplato a partire dalla Passione, dal «guardare con gli occhi del cuore Gesù Crocifisso, in modo da riconoscere nella sua carne la propria carne». Sì. Un cuore che contempla la carne del Crocifisso sa guardare la carne con altri occhi, con un’altra speranza, con un’altra prospettiva: una carne creata per non morire mai, per risorgere in Cristo e con Cristo, per vivere nella beatitudine senza fine.

La Chiesa, in questo Anno Sacerdotale, è afflitta per tutte le notizie diffuse circa i terribili peccati di abusi sessuali di alcuni dei suoi figli, in particolare suoi ministri. È una sofferenza indicibile, che vediamo impressa sul volto del Papa, di tanti pastori, e che sconvolge i cuori di tutti noi.
È una sofferenza che, anzitutto, richiede giustizia autentica ed efficace, provvedimenti disciplinari chiari e tempestivi per chi sbaglia, richiesta di perdono e vicinanza per coloro che sono vittime di tali gravissimi errori: e, questo, la Chiesa lo sta facendo con forza e con altrettanta forza lo sta predicando. Basta sfogliare la Lettera scritta recentemente dal Papa ai cattolici di Irlanda (19 marzo 2010) per rendersene conto: «In realtà, come molti nel vostro Paese hanno rilevato, il problema dell’abuso dei minori non è specifico né dell’Irlanda né della Chiesa. – egli afferma - Tuttavia il compito che ora vi sta dinnanzi è quello di affrontare il problema degli abusi verificatosi all’interno della comunità cattolica irlandese e di farlo con coraggio e determinazione».

È una sofferenza, però, che dice come si stia scatenando sempre più una lotta contro la Chiesa e il cattolicesimo in generale. In questi giorni, non poche voci si sono levate, anche tra i non credenti, a gridare l’allarme di una società, quella italiana in particolare, che sta diventando sempre più incurante delle proprie radici culturali e spirituali e che respinge pericolosamente la prospettiva seria e trascendente della vita, per ridurre tutto alla bassezza, al consumismo, al sentito dire, quando non addirittura al pettegolezzo… Una cultura che si piega a screditare pesantemente la Chiesa per squalificare la sua voce, particolarmente quando essa non tace la difesa della vita e della famiglia.

«Ciò che un giorno deve verificarsi nei corpi si compia ora nei cuori». “Come?”, ci chiediamo.
La Pasqua ci porta anzitutto un messaggio di purezza, perché ci dice che la nostra carne è destinata a risorgere, a vivere della vita eterna, a contemplare faccia a faccia il Mistero di Dio. La Pasqua ci dice che vivere da risorti significa testimoniare che «il corpo non è per l’impudicizia ma per il Signore» (1 Cor 6,13); significa accogliere, ciascuno nella propria vocazione, la differente ma comune chiamata a vivere la castità in maniera autentica, profonda, convinta e gioiosa, testimoniando ed educando all’amore vero. E forse questo contribuirà, nella Chiesa, anche a vincere i peccati più terribili, ricostruendo la dignità del corpo umano, la cui bellezza noi, per primi, non sappiamo leggere nella stessa intenzione creatrice di Dio. Ma non basta.
«Mentre affrontate le sfide di questo momento - dice Benedetto XVI ai fedeli irlandesi -, vi chiedo di ricordarvi della “roccia da cui siete stati tagliati” (Is 51, 1)». Questa roccia, cari amici, è la Chiesa, che rimane salda nella sua testimonianza d’amore e nel servizio al vero amore, nel suo annuncio di vita e nel servizio alla vita dell’uomo, guardando con speranza alla vita eterna che la Pasqua inaugura. La Chiesa che rimane salda nella fedeltà perché fedele è Cristo, suo Capo e Sposo.

Stiamo celebrando l’Anno della Chiesa: e la Chiesa, la nostra Chiesa, ha bisogno di vederci intagliati in lei, di sentirci cuori desiderosi che - anche dinnanzi alla difficoltà, al peccato e alla morte – credono fermamente di poter risorgere nella conversione e nell’amore e vogliono farlo: con Cristo e in Cristo. Che la Chiesa risorga, cari fratelli e figli; che risorga anche grazie ai nostri cuori!

E Buona Pasqua.

Rossano, 25 marzo 2010


 Santo Marcianò
Arcivescovo





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