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Omelia dell'arcivescovo MArcianò pronunciata durante la celebrazione delle Ceneri in cattedrale a Rossano

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9 marzo 2011
Omelia nel Mercoledì delle Ceneri



Carissimi fratelli e sorelle,

la nostra vita terrena è un tempo di grazia, un tempo prezioso; un tempo da non sciupare o sottovalutare. È tempo che ci è donato, gratuitamente, e del quale ogni istante riveste un significato di Provvidenza e, per certi versi, di eternità.
Ma questo non è il tempo definitivo: pur nella sua insostituibile pienezza, è un tempo che ci "prepara". Ed è a questa preparazione che la Chiesa, con la sua sapiente pedagogia, vuole richiamare la nostra attenzione nell'Eucaristia del Mercoledì delle Ceneri, con la quale si apre il tempo della Quaresima, preparazione forte alla Pasqua del Signore.
Come vivere questa preparazione?
Accogliendovi e salutandovi tutti, vorrei brevemente soffermarmi su alcuni aspetti che la Parola di oggi ci invita a riscoprire, come elementi portanti della segreta relazione dell'anima con Dio.

Il digiuno e il banchetto.
"Quando tu digiuni profumati il capo"…
Il digiuno - scrivo nel mio Messaggio per la Quaresima - "non è fine a se stesso, ma prepara ad un banchetto.[…]. È un banchetto - ce lo ricorda Gesù nelle parabole evangeliche - nel quale tutti hanno un posto, al quale tutti sono invitati, prima di tutto i poveri e gli ultimi del mondo: coloro che, normalmente, sono allontanati dalle tavole dei ricchi, dimenticati dai totalitarismi dei potenti, penalizzati dalle leggi ingiuste, esclusi dai nostri stessi banchetti… È il banchetto della comunione!". Mi chiedo dunque: "Quale digiuno faremo in questa Quaresima? Con quale banchetto celebreremo la Pasqua?". E "penso concretamente alle esigenze che questo Anno pone ai laici, battezzati della Chiesa e cittadini del mondo: di una nazione che, proprio in questi giorni, celebra il 150° anniversario della sua unità. Laici chiamati a vivere un'esistenza eucaristica che vivifichi anche la vita politica e sociale di un'Italia che oggi deve aprire i propri confini a gente che scappa dalla fame, dalla guerra, dalla paura, dalla violenza; e che deve anche riscoprire, nelle leggi come nella prassi, il senso vero dell'unità, evitando o superando discriminazioni arbitrarie ed ingiuste: non ultima, quella tra Nord e Sud" .
Il digiuno della Quaresima è un digiuno reale, fatto di rinunce e sobrietà nel cibo, soprattutto da parte di chi, questo cibo, può permettersi di averlo, di sceglierlo, di sprecarlo… È un digiuno fatto di privazione volontaria di tanti altri "cibi" che, talora senza controllo, nutrono la nostra mente, gli occhi, il cuore, i sentimenti, spesso sostituendosi a quel "pane" che, per il cristiano, dovrebbe essere la Parola di Dio. Una Parola che ci indica la via da seguire anche per vivere nel mondo, nella città dell'uomo immettendo, nella società e nella quotidianità, quel senso della giustizia e del bene comune che scaturisce naturalmente dal Vangelo. Una Parola che è l'unica via di salvezza; ma una salvezza che è sempre conversione.

La conversione e la Confessione.
Senza la dinamica della conversione, senza il dono della conversione, a nulla servirebbe il digiuno: non ci sarebbe la Quaresima e, oserei dire, non ci sarebbe neppure la Pasqua. Sì, perché l'esperienza profonda della conversione non è un atteggiamento moralistico: è quel miracolo per il quale Dio riplasma il cuore umano, che all'inizio aveva plasmato dal nulla, con il Suo infinito Amore ma con l'aiuto della libertà di quel cuore. "Oggi non indurite il vostro cuore ma ascoltate la voce del Signore". È a questa rinascita del cuore umano che è finalizzata la sofferenza della Croce di Cristo e la speranza della Sua Risurrezione.
È sorprendente quanto liberi Dio ci voglia; ed è sorprendente quanto la vera libertà dell'uomo sia una strada che sempre più porta l'uomo ad avvicinarsi a Dio, ad ascoltare la Sua voce; e quanto più questo accade, tanto più l'uomo diventa libero, tanto più il suo cuore si scioglie e si apre ad un ascolto che, lo sappiamo, significa obbedienza.
Ma tutto questo percorso di conversione ha un punto centrale, che segna la svolta ed elargisce la Grazia per vivere nell'oggi e per fare dell'oggi un evento che salva, preparando all'eternità. Il Salmo responsoriale ci ha immesso in modo splendido in questo atteggiamento che parte dall'invocazione di un cuore che, in se stesso, scopre il peccato come antitesi dell'amore di Dio: "Pietà di me, o Dio, nel tuo grande amore cancella il mio peccato".
Nel cuore umano, peccato e amore convivono e, allo stesso tempo, sono in lotta. E non potrebbe non essere così: non c'è esperienza dell'amore di Dio e dell'amore per Dio che non porti a sperimentare la profondità insidiosa del proprio peccato; e non c'è esperienza autentica di peccato che non accenda nel cuore il bisogno infinito di Dio e del Suo amore che perdona.
"Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi". Il significato del verbo che qui è usato, commenta Ravasi, "oscilla tra "conosco" e "riconosco". Il verbo è, perciò, quello della "confessione", del riconoscimento pieno, quasi sperimentale della propria colpa (tale è il senso del conoscere semitico). È l'autocoscienza del peccatore che percepisce il suo male e la sua solitudine dopo aver preso una decisione alternativa alla proposta di Dio. La confessione è un'esperienza di fede che fa aprire a Dio.[…]. È un'esperienza profondamente umana che coinvolge la libertà e la responsabilità, è un'esperienza che fa comprendere al fedele di aver spezzato il legame con Dio e con la comunità credente.[…]. È attraverso la confessione del peccato che Dio può entrare nell'anima devastata e ricostruirla" .
Cari amici, come non scorgere nelle parole di questo Salmo, e nel cammino intero della Quaresima, un invito di Dio a riscoprire quel Sacramento che chiamiamo in modi diversi e cioè Confessione, Riconciliazione, Perdono…?
"Contro di te, contro te solo ho peccato; quello che è male ai tuoi occhi io l'ho fatto". Il peccato non è un'esperienza esclusivamente psicologica, non può rimanere solo davanti ai nostri occhi: deve essere offerto allo sguardo e alle mani di Dio, perché sia Lui a cancellarlo. Partendo da un atteggiamento del cuore, si giunge poi ad un momento nel quale Dio stesso agisce: ecco la dimensione teologica del peccato, ecco il Sacramento della Confessione. Ecco la grazia e il dono che dobbiamo riscoprire, anche in questa Quaresima, per crescere nel cammino della fede e nella salvezza.
Sì, un Sacramento. E non c'è nulla di più pericoloso che credere - come spesso alcuni cristiani fanno - che di tale Sacramento si possa fare a meno, che basti riconoscere autonomamente le proprie colpe dinanzi a Dio per stare in pace con la coscienza… Sarebbe come dire che non ci serve la Grazia dello Spirito Santo, sarebbe come dire che siamo capaci di riplasmare da soli il nostro cuore. Sarebbe come dire che è stata inutile la Croce con cui Cristo ha salvato l'uomo dal suo peccato: sarebbe come dire che la Pasqua non ha senso!
Sappiamo che non è così. Sappiamo che l'uomo è profondamente bisognoso di salvezza. E sappiamo che la Grazia di Dio, donata da Lui e accolta dal cuore umano, è portatrice di salvezza già nell'oggi dell'uomo: "Ecco ora il tempo favorevole, ecco ora il giorno della salvezza".

Il tempo e la preghiera.
Ecco allora che questa Quaresima, preparandoci alla Pasqua, ci invita a valorizzare l'oggi, a valorizzare il tempo.
Nella Liturgia di oggi, ponendo le ceneri sopra il capo dei fedeli, il celebrante può pronunciare due formule: "Convertitevi e credete al Vangelo", oppure: "Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai". Sono due formule legate tra loro, che richiamano ancora la nostra attenzione sulla conversione, necessaria nell'oggi ma vista, potremmo dire, alla luce della creazione e della vita eterna.
È vero, l'uomo è polvere e sembra dover ritornare polvere… Ma, in realtà, non è così.
Quell'Amore infinito di Dio che ha fatto della polvere un essere vivente, che ha plasmato la polvere per fare me ed ogni persona umana, unica ed irripetibile, chiede all'uomo di non essere più polvere: chiede all'uomo di vivere il tempo dell'esistenza terrena accogliendo, nella libertà, la Grazia che prepara l'eternità.
A questa libertà, a questo modo di vivere il tempo, ci educa la Quaresima, tempo di preparazione alla Pasqua. Ma per fare questo è necessario rispondere all'Amore di Dio con l'amore dell'uomo; è necessario ascoltare la voce del Signore e consentire, ancora oggi, alla Sua Parola di entrare nel tempo.
Per fare questo, in definitiva, è necessaria la preghiera: una preghiera che deve nutrire la Quaresima e che deve alimentare il cammino della nostra vita, perché esso si trasformi da krònos in kairòs: da tempo che passa in tempo di grazia.
Sì, è la preghiera che può aiutarci a vivere il tempo come Provvidenza e come preparazione; che ci fa santificare il tempo della Quaresima e il tempo spesso difficile e duro che ci troviamo a vivere. Perché è la preghiera, come afferma il Papa nel suo Messaggio per questa Quaresima, che "ci permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo: senza la prospettiva dell'eternità e della trascendenza, infatti, esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro. Nella preghiera troviamo, invece, tempo per Dio, per conoscere che "le sue parole non passeranno" (cfr Mc 13,31), per entrare in quell'intima comunione con Lui "che nessuno potrà toglierci" (cfr Gv 16,22) e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna" .
Nella preghiera, questa speranza inondi la nostra Quaresima e prepari la nostra Pasqua.
E così sia!



Santo Marcianò


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