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concluso il viaggio verso casa del soldato Giovanni Agazio

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CONCLUSO IL VIAGGIO VERSO CASA DEL SOLDATO GIOVANNI AGAZIO

(Fonte: “ILCROTONESE” martedì 9 ottobre 2012 pag.24)
di Maria Scorpiniti

Non poteva essere un intervento istituzionale, e non lo è stato, quello del sindaco di Cariati Filippo Giovanni Sero. In occasione del ritorno in patria del soldato Giovanni Agazio, lo zio di cui porta il nome, si è fatto portavoce di un dolore mai sopito, nonostante i 68 anni trascorsi, di uno spazio vuoto nella sua famiglia, oggi colmato, lasciato da una vicenda tragica e un nodo mai sciolto, con l’amarezza di un tradimento consumato a fine guerra, di cui il milite è rimasto vittima. Nella Cattedrale gremita per la messa celebrata da don Rocco Scorpiniti, don Rocco Grillo e don Angelo Bennardis, sabato scorso il primo cittadino, emozionato come non si era mai visto, ha anche tracciato il profilo umano di questo giovane agricoltore, chiamato alle armi all’età di vent’anni nonostante la salute cagionevole, poi catturato dai tedeschi a Reggio Emilia nel momento in cui, proclamato l’armistizio, probabilmente stava progettando, come altri 800 mila soldati, il suo ritorno nel paese d’origine per poter riabbracciare mamma Carmela e papà Peppino, le sorelle adolescenti Valeria a Maria, i fratelli Luigi e Michele, anch’essi agricoltori. Il giovane, deportato in Germania nel lager di Fallingbostel, fu sottoposto a lavori forzati e a maltrattamenti di ogni genere; ricoverato per una polmonite all’infermeria del lager, il 25 marzo 1944 morì cristianamente, come scrisse in un’accorata lettera, mai fatta recapitare ai familiari che ignoravano persino il luogo della sua sepoltura, redatta dall’allora cappellano militare don Giuseppe CamporaNel 1957 i suoi resti vennero riesumati dal Ministero della Difesa e trasferiti nel cimitero militare di Amburgo. “La morte lo ha sottratto alla miseria umana, ha affermato ancora il sindaco Sero, egli è morto per la Patria da eroe, ma ne avrebbe fatto sicuramente a meno; ora è tornato a casa percorrendo quel viaggio bruscamente interrotto a Reggio Emilia”.A dare l’estremo saluto a Giovanni Agazio c’erano in Cattedrale la sorella Maria, il fratello Michele e tantissimi nipoti.Nell’omelia, don Rocco Scorpiniti ha ringraziato il professor Rocco Taliano Grasso per aver consentito, con le sue ricerche, di individuare il luogo dove Giovanni si trovava e Leonardo Agazio, un altro nipote, che si è interessato dell’iter burocratico per il rientro della salma. Rivolgendosi, poi, agli studenti presenti, per la verità pochi, il celebrante li ha invitati ad approfittare del tempo prezioso della loro formazione per imparare la cultura della pace e della legalità. “Oggi il mondo vive un periodo di pace, ha detto tra le altre cose don Rocco, ma abbiamo una paura continua per le tante situazioni di sofferenza e povertà, le malattie incurabili, l’incapacità dei politici di assicurare lavoro ai giovani e il dilagare della malavita organizzata”. Come Giovanni, ha concluso il sacerdote, ognuno ha il dovere di dare il proprio contributo per costruire e ricercare la pace. Al termine della funzione, il luogotenente Antonio Nuzzo, giunto dal Distretto Militare di Catanzaro assieme al tenente Francesco Mirabò, ha letto la preghiera dedicata i caduti di tutte le guerre. Erano presenti anche il sindaco di Calopezzati, le associazioni cittadine, il comandante della polizia municipale Pietro De Luca, i comandanti della stazione carabinieri di Cariati, maresciallo Emanuele La Carrubba, e di Rossano, capitano Francesco Panebianco. L’arcivescovo di Rossano – Cariati monsignor Santo Marcianò, a Cascia per un corso di formazione, ha fatto pervenire alla famiglia e alla comunità cariatese un messaggio in cui invitava a ”ricordare per imparare”. All’uscita dalla cattedrale, un lungo corteo ha accompagnato il milite verso il cimitero, ultima tappa del suo travagliato percorso; qui il picchetto d’onore ha suonato per lui “Il Silenzio” ed è avvenuta la tumulazione insieme ai genitori, chiudendo in questo modo una giornata importante per la città e la nazione intera. "Unico è il momento che la famiglia Agazio ha regalato alla comunità, ha commentato a margine il professor Rocco Taliano Grasso, che richiedeva la partecipazione massiccia delle scuole; nobile e raro il martirio subìto da questo giovane che ha interpretato con grande dignità l'ora più drammatica del Novecento affrontando fino alla morte la ferocia dei lager di Hitler". Nei cimiteri tedeschi rimangono ancora sepolti altri giovani di Cariati e dei paesi limitrofi, un lungo elenco messo a disposizione dagli “Onorcaduti” e dallo stesso professore Taliano, in attesa che familiari e istituzioni facciano la loro parte e si prodighino dar loro una degna sepoltura, come ha fatto per Giovanni la famiglia Agazio.


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