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Messaggio Arcivescovo Natale 2010

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Il Bambino che cambia il mondo

Messaggio dell’Arcivescovo per il Natale 2010

Mentre il tempo di Avvento si avvia al termine, il Vangelo fa risuonare una domanda forte: “Sei tu quello che deve venire? O dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11,3). Come anche Benedetto XVI ci ha fatto notare nell’omelia dello scorso 12 dicembre, è «la domanda del Battista che si trova in carcere; il Battista, che aveva annunciato la venuta del Giudice che cambia il mondo, e adesso sente che il mondo rimane lo stesso. Fa chiedere, quindi, a Gesù: “Sei tu quello che deve venire? O dobbiamo aspettare un altro? Sei tu o dobbiamo aspettare un altro?”». (Benedetto XVI,
Omelia nella III domenica di Avvento, 12 dicembre 2010).
Sembra quasi che Giovanni Battista si faccia prendere dal dubbio, dagli interrogativi; proprio lui, che ha vissuto per il Signore, sente che la sua fede è messa a dura prova… Perché anche lui, come tanti di coloro che aspettavano il Messia, si aspettava che il mondo cambiasse.
E noi? Non è forse anche per noi una sofferenza e una provocazione vedere che il mondo resta uguale, che il nostro mondo resterà certamente uguale anche dopo questo Natale?
Non è così. E proprio il Natale ce lo insegna in modo sapiente e silenzioso. Non è così perché il mondo è davvero cambiato con il Bambino che adoreremo nella Notte Santa.
Sì! È un Bambino che cambia il mondo! È un Bambino che, senza fare forza, costringe la storia umana ad entrare in una nuova numerazione dei secoli, perché inaugura un tempo nuovo, una nuova logica, una nuova tappa della storia d’amore che Dio ha scritto per l’umanità.
È un Bambino che cambia il mondo! Un vero Bambino. Ma noi, anche se le luci del Natale ci commuovono, facciamo fatica a fidarci di Lui. Come Giovanni Battista, ci sembra che le armi della debolezza, della piccolezza e dell’amore non siano sufficienti a vincere la violenza e la prevaricazione, la crisi economica e la fame dei popoli, la mancanza di lavoro e il disprezzo della vita e della dignità umana. E allora gli chiediamo: “Sei Tu? Sei veramente Tu?”.
«Negli ultimi due, tre secoli – osserva ancora il Papa - molti hanno chiesto: “Ma realmente sei tu? O il mondo deve essere cambiato in modo più radicale? Tu non lo fai?”. E sono venuti tanti profeti, ideologi e dittatori, che hanno detto: “Non è lui! Non ha cambiato il mondo! Siamo noi!”. Ed hanno creato i loro imperi, le loro dittature, il loro totalitarismo che avrebbe cambiato il mondo. E lo ha cambiato, ma in modo distruttivo. Oggi sappiamo che di queste grandi promesse non è rimasto che un grande vuoto e grande distruzione. Non erano loro». (Benedetto XVI, cit.)
Sorge anche per noi la domanda che porteremo ai piedi della mangiatoia: Sei Tu? E noi, da quale parte dobbiamo stare? Come possiamo cambiare il mondo? Con quali armi sconfiggere l’ingiustizia e lo scoraggiamento, la fame dei poveri e l’opulenza dei ricchi, l’incertezza sul futuro delle nostre vite e la presunzione di dominare la vita umana? Come, in definitiva, costruire quel Regno di pace che nella Notte di Betlemme era stato promesso dagli angeli? Perché quel Regno viene, è venuto, e con esso il mondo è cambiato e continua a cambiare. Ma è stato un Bambino a portarlo e, oggi come ieri, quel Bambino ha bisogno di noi.
Ha bisogno che lo sfamiamo quando avrà da mangiare, che lo dissetiamo quando vorrà bere, che lo vestiamo quando sarà nudo (cfr. Mt 25,31-46): proprio come quando era nella mangiatoia; ha bisogno che lo accogliamo quando sarà straniero come fu in Egitto; che lo sosteniamo, gli asciughiamo il volto quando sarà un malato incurabile o gravemente menomato, come sulla croce; e ha bisogno che gli stiamo accanto anche quando sarà carcerato, insultato e condannato.
Il Bambino che adoreremo a Betlemme sa e ci insegna che il mondo non lo cambiano le ideologie politiche, gli imperi economici e neppure le profezie della scienza, se tutto ciò diventa totalitarismo o dittatura che distrugge anche un solo uomo, un affamato o un assetato, un malato o un carcerato, uno straniero o un nudo bambino.
Quel Bambino sa e ci insegna che il mondo lo cambia chi fa ogni cosa ad ogni piccolo come se la facesse a Lui, perché Lui ha voluto avere fame e sete, essere nudo e carcerato, malato e straniero… Ha voluto essere Bambino: e cambiare il mondo così.
Che questo Santo Natale ci doni gli occhi per vederLo e il cuore per accettarLo.
Così sia! E buon Natale.

XSanto Marcianò



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